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Pescara. “Importante altrettanto quanto il disavanzo del sistema sanitario regionale è mettere tutti gli abruzzesi in condizione di curarsi, questo chiedeva la risoluzione approdata oggi in Consiglio a mia firma e votata dalla sola opposizione.
La maggioranza non ha voluto sostenere l’impegno verso questa corposa fetta della popolazione, sostenendo che le azioni in essere siano sufficienti ad ampliare l’accesso alle cure da parte della popolazione, nonostante la realtà parli di deficit crescente, di liste di attesa e mobilità passiva. Sapendo che ciò non accade, voglio ringraziare tutti i colleghi che hanno voluto condividere con me la consapevolezza che una comunità è tanto più civile, quanto più è paritaria e hanno votato per impegnare il presidente e la Giunta a fotografare l’attuale stato di bisogno, aprire un confronto con le realtà comunali e provinciali per capire come intervenire anche in base alle diverse età, riorganizzare presidi, risorse, personale e mezzi perché mai si possa restare senza cure, senza farmaci e senza ausili, come purtroppo capita sempre di più alla nostra sanità territoriale”, commenta il consigliere regionale PD Antonio Di Marco.
“Duole questo disimpegno, ma va ricordato che il primo mandato di Marsilio ha prodotto un disavanzo per la spesa sanitaria pari a circa 200 milioni di euro tra il debito effettivo e quello in previsione – motiva Di Marco – e che le premesse non sono positive per gli anni a venire. Il dato sulla rinuncia alle cure, emerso dall’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe che evidenziava la cifra di ben 120.000 abruzzesi che per ragioni economiche sono stati costretti a non fare terapie e prevenzione nel 2023, a mio giudizio non poteva passare inosservato in una manovra di riassestamento che sta già avendo come conseguenza un’amplificazione della mobilità passiva, delle liste di attesa, della scarsità del personale, della vacanza dei medici di base, dell’affollamento dei reparti di emergenza, dell’isolamento delle aree interne, della riduzione delle prestazioni in intramoenia. Situazione tanto bene inquadrata nella relazione della Corte dei Conti al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, da trasformarsi in un monito da parte della giustizia contabile a una gestione che tenga conto della situazione e del progressivo peggioramento di tali variabili.
La tutela della salute è sancita dall’articolo 32 della Costituzione italiana e il 10,3 per cento di cittadini la mancanza della certezza di tale diritto si traduce nel peggioramento della qualità della vita, in un disagio crescente che riduce la stessa aspettativa di vita oggi all’83%. L’auspicio è che chi governa la sanità se ne renda pienamente conto e non dimentichi quei 120.000 cittadini che hanno dovuto gettare la spugna, facendosene carico con iniziative e con un lavoro concreto a cui, sono certo, ogni forza politica rappresentata in Consiglio saprà contribuire. Noi veglieremo affinché ciò accada”.