
Abruzzo. Oggi a L’Aquila, sorridente accanto alla Meloni, si è rivisto il sindaco Pierluigi Biondi, di cui avevamo perso le tracce. Silente nei giorni scorsi, fuggitivo davanti alla commissione Bilancio che avrebbe voluto ascoltarlo in qualità di presidente dell’Anci Abruzzo, non ci ha nemmeno fatto la grazia di farci sapere cosa pensa dell’aumento delle tasse per compensare i debiti delle Asl, mentre molti sindaci con fascia tricolore manifestavano in Consiglio regionale.
Chissà se l’elegante e signorile espressione di Marsilio “teppa rossa” comprendeva anche quelle sindache e sindaci presenti all’Emiciclo durante la protesta. E se “teppa rossa” sono pure i 62.000 abruzzesi che non hanno il medico di base, tutte e tutti quelli che devono andare fuori regione,
pagare dal privato, o i 120mila che hanno rinunciato a curarsi. In tutti questi casi ci sarebbe un’unica
alternativa ragionevole: chiedere scusa e rassegnare le dimissioni per la fallimentare gestione della
sanità.
E’ surreale che adesso, dopo sei anni di governo, la destra vada in Consiglio regionale a spiegare cosa si dovrebbe fare per rimettere in sesto la sanità abruzzese. La domanda è: che cosa ha fatto la giunta Marsilio per la salute degli abruzzesi in questi sei anni, oltre a nascondere i debiti, aumentare gli stipendi ai manager e assistere passiva al progressivo deterioramento dei servizi sanitari? La risposta è nota: nulla.
O meglio, ha pensato bene di aumentare l’addizionale Irpef per far pagare ai cittadini l’inefficacia delle politiche messe in campo, e con esse gli sprechi. A tal proposito, apprendiamo proprio oggi di un emendamento targato destra con cui si vogliono destinare 70mila euro alla Festa della Repubblica in Spagna. Se qualche assessore o consigliere regionale vuole fare una gita a Madrid, la pagasse con i soldi propri, non con le tasse degli abruzzesi.
Dopo la forte manifestazione di ieri, civile, pacifica e democratica, il Partito Democratico è e resterà in mobilitazione permanente, contro la destra che uccide la sanità e aumenta le tasse, per ridare all’Abruzzo un governo regionale degno di questo nome.