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Abruzzo

“Teppa rossa”: da Marsilio parole violente e inaccettabili

“Non è accettabile definire teppa rossa le maggiori sigle sindacali nazionali che erano presenti, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, i sindaci e tutte le forze di opposizione; non è accettabile utilizzare un linguaggio squadrista e fascista con chi civilmente e democraticamente e pacificamente chiede di poter prendere parola contro l’aumento delle tasse e i servizi che mancano.

 

Non è accettabile nascondersi in un bunker e procedere, nonostante una protesta del genere come se nulla fosse, con l’aplomb di amministratori di condominio che gestiscono la cosa pubblica come fosse roba loro. Governare non è comandare”. Così Daniele Licheri, segretario regionale Sinistra Italiana-AVS tuona contro le dichiarazioni del presidente Marsilio nel giorno della protesta e confermate oggi nell’intervista sul Centro.

“Se fossi nel Presidente mi preoccuperei solo che, per la prima volta nella storia della nostra regione, sia stato occupata la sede istituzionale perché i cittadini e le cittadine sono letteralmente esasperati da: aumenti delle tasse, che si aggiungono a un caro-vita insostenibile, al loro precedente aumento di tariffe come quello dei trasporti pubblici (+20%) e agli aumenti che si stanno applicando nei territori come quello sulle mense a Pescara. Aumenti che si sommano a liste di attesa lunghissime per le prestazioni sanitarie che colpiscono tutti e alla mancanza di medici di famiglia per 62mila abruzzesi. Solo per citare due dei mille disservizi.

Questi 40milioni di euro in più di tasse che colpiranno 187mila abruzzesi sono la goccia che fa traboccare il vaso: si chiede un ulteriore sacrificio per un’emergenza economica creata dalla loro incapacità di programmazione, lasciando la situazione dei servizi così com’è. Come riempire una bottiglia d’acqua piena di buchi: il giorno dopo sarà di nuovo vuota e si chiederanno altri sacrifici. Bisogna cambiare la bottiglia, ovvero finalmente fare programmazione e investimenti, non tappare i buchi. Solo partendo dal dato della mobilità passiva, le perdite tra le uscite e le entrate di chi è costretto a curarsi fuori regione per non aspettare mesi o anni sono di 60milioni di euro: ecco dove intervenire per recuperare i soldi, per fare solo un esempio”.

Non solo sanità. “In questo quadro non va dimenticato che usciamo dal Covid che ha lasciato ricadute pesantissime sul tessuto sociale ed economico e le tante vertenze aperte in Abruzzo dal punto di vista industriale, che stanno mettendo a rischio posti di lavoro in cui la Regione è spettatrice non incisiva – conclude Licheri -. Voglio ricordare a Marsilio che non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli a meno che non stiamo parlando di un regime ormai decadente che riconosce solo violenza verbale e minacce di denunce come forma di gestione della democrazia per zittire il dissenso”.

 

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