Pescara, morte della piccola Sofia: la lettera aperta
L'intervento di Bruno Pace: figlio dell'ex sindaco

Purtroppo, si è conclusa nel modo più tragico possibile la vicenda che ha colpito la
giovane Sofia, vittima di violenza stradale. Una vita spezzata, una famiglia condannata a una
sofferenza indicibile, alla quale va il mio abbraccio più sincero. Questa tragedia era
annunciata e, soprattutto, evitabile.
Da quando mio padre è stato ucciso in circostanze simili, ho scelto di impegnarmi in prima
persona per cercare di prevenire il ripetersi di eventi simili nella nostra città. In questi anni, ho
avuto l’occasione di incontrare molti attivisti impegnati sulla sicurezza stradale e, soprattutto,
tante famiglie distrutte dalla perdita improvvisa di figli, coniugi, genitori e nonni. Da loro ho
imparato tanto e ho avuto l’onore di stringere amicizia con persone straordinarie, che dalla
sofferenza hanno trovato la forza per cercare di cambiare le nostre città, mettendo al centro
le utenze deboli della strada e la salvaguardia della vita. Perché nessuna fretta può essere più
importante della vita.
Non è accettabile continuare a morire in città per violenza stradale. Questa strage è evitabile,
come dimostra il drastico calo di mortalità registrato a Bologna grazie al coraggioso progetto
della “Città 30”.
A Pescara, però, il mio impegno non ha portato i risultati sperati. Dalla scorsa settimana vivo
un senso di colpa per non essere riuscito a salvare Sofia. Non ho fatto abbastanza. Non sono
riuscito a convincere chi amministra la nostra città dell’importanza di questo tema. Ho dato
troppo credito a promesse rimaste parole al vento.
Il conducente che ha ucciso Sofia sarà giudicato per omicidio stradale e, mi auguro,
condannato per le responsabilità che gli verranno attribuite. Ma chi giudicherà il mancato
impegno del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale per non aver fatto nulla, o quasi, per
rendere le strade della nostra città più sicure?
Io e la mia famiglia ci siamo rivolti più volte al Sindaco Carlo Masci, chiedendo impegni
concreti. Nel 2019 organizzammo un incontro a Pescara in cui ci furono garantiti interventi
specifici sulla sicurezza stradale, impegni ribaditi nel 2022 con una richiesta scritta che
prevedeva tre misure fondamentali e facilmente attuabili:
1. Miglioramento degli attraversamenti pedonali;
2. Riduzione del limite di velocità a 30 km/h in città;
3. Introduzione delle strade scolastiche, chiudendo al traffico le strade davanti
alle scuole negli orari di ingresso e uscita.
Se almeno quest’ultimo impegno fosse stato mantenuto, Sofia sarebbe ancora con la sua
famiglia. Questo è un dato di fatto, ed è per questo che sento di aver fallito.
Da oggi, però, la mia pazienza è finita. Chiedo al Sindaco Carlo Masci di non nominare mai più
il nome di mio padre per promuovere le attività di questa amministrazione. Mio padre ci ha
chiesto un impegno per il bene della città che amava e in suo nome abbiamo creduto nelle
promesse fatte da un amico, promesse che non sono state mantenute.
Non è più tempo di attendere. Da domani riprenderò il mio impegno, ma con un approccio
diverso, nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica e di trovare, un giorno,
amministratori capaci di credere davvero che questi cambiamenti siano possibili. Lo devo a
mio padre. Lo dobbiamo tutti, soprattutto a Sofia.
Bruno Pace
Figlio di Carlo Pace, Sindaco di Pescara dal 1994 al 2003, ucciso sulla strada nel 2017