
Un fascio di luce si è alzato verso il cielo, da Palazzo Margherita, sede del Comune dell’Aquila, come ponte ideale tra la terra e chi non c’è più.
E’ il gesto silenzioso e intenso con cui la città dell’Aquila ha aperto la serata della commemorazione del 6 aprile 2009, nel ricordo vivo delle 309 vittime del sisma.
Un segno di rispetto, di memoria condivisa, di luce che continua a brillare nel cuore di questa comunità.
Anche il palazzo dell’Emiciclo si è illuminato con delle luci in omaggio alla notte più lunga per la comunità.
Poco dopo le 22, di fronte alla Casa dello studente è partita la fiaccolata commemorativa.
Alla fiaccolata commemorativa delle 309 vittime del sisma ha preso parte anche Sergio Bianchi, presidente dell’associazione Avus (Associazione vittime universitarie del sisma), che 16 anni fa perse il figlio Nicola all’Aquila.
“Sono tornato in una città che vedo rinascere – ha detto – come è giusto che sia e di questo sono contento.
Sedici anni sono tanti, ma a volte sembra ieri, perché il nostro impegno come familiari delle vittime è stato costante.
Come associazione abbiamo fatto un bel percorso, cercando sempre di essere propositivi per porre l’accento sulla prevenzione e sul riconoscimento delle responsabilità di quanto successo all’Aquila. Poi i processi hanno riempito le nostre giornate, e le ultime sentenze sono state molto pesanti”.
‘ “Il terremoto c’è stato il 6 aprile 2009 – sottolinea – ma il vero terremoto per noi è iniziato da quel momento. Cercare di metabolizzare tutto quello che è successo è stato difficile. Ma la cosa più drammatica e dolorosa sono state le sentenze perché è stato come rivivere la tragedia ogni volta”.
“Sentirsi dire che tuo figlio è colpevole della propria morte è qualcosa che non si può accettare – ha concluso – L’ultima sentenza su via Campo di Fossa ha finalmente reso giustizia alle vittime escludendo ogni responsabilità da parte dei nostri ragazzi. Spero che la Cassazione faccia tesoro di questa decisione e dia la possibilità anche ai nostri figli e a tutte le altre vittime di avere giustizia”.
Al termine della fiaccolata, la lettura dei nomi delle vittime con protagonista la sedicenne Gabriella Corrado, nata la notte del terremoto dell’Aquila. Quindi l’accensione del braciere affidata a Carlo Cruciani, carabiniere che all’epoca del sisma si trovò a gestire il centralino del 112.